“RB Ride” di Carsten Höller (Parco Nazionale del Pollino), “Sella DNA” di Marco Nones (Val di Sella), “Torre dai capelli al vento” di Luigi Mainolfi (Parco Naturale Regionale Montemarcello-Magra): sono solo tre delle sempre più numerose installazioni di arte ambientale presenti sul territorio italiano. Parchi, foreste, borghi di grande bellezza paesaggistica e naturalistica, sono resi ancora più attraenti dalle opere di grandi artisti di fama internazionale, pensate come strumento di promozione turistica e strategia di marketing territoriale; gli artisti si recano in loco, studiano il contesto, interagiscono con gli abitanti e creano opere intrise delle sensazioni suscitate dall’ambiente esterno. L’identità competitiva dei territori si sposta sul versante artistico e si decide di puntare sempre più sulla creatività, sull’emozione, sull’impatto, sul contatto, sull’esperienza in grado di lasciare un segno indelebile.
L’arte ambientale …
Niente più musei, gallerie o white cube, bensì parchi, boschi e campagne. È proprio qui che si concretizza l’arte ambientale, ma non solo; può capitare, difatti, di imbattersi in opere di straordinaria bellezza passeggiando tra le strette stradine di un borgo medioevale. È il caso di Castagno (Pistoia), antico borgo che accoglie fra le piccole strade, i loggiati e le facciate delle case, una serie di opere (realizzate tra il 1975 e il 1980) dislocate casualmente, così da essere percepite dallo spettatore come una scoperta personale.
Da un’iniziativa di Sensi contemporanei nasce, invece, “ArtePollino – Un altro Sud”, progetto promosso per valorizzare con interventi artistici biocompatibili il versante lucano del Parco Nazionale del Pollino. L’obiettivo è di offrire un’esperienza unica e coinvolgente al visitatore, attrarre nuovi flussi turistici, rilanciare il Parco come un luogo di sperimentazione moderno e vitale, proporre buone pratiche applicabili anche al di fuori dei confini del parco, dimostrare, insomma, che “un altro Sud” è possibile. A Carsten Höller, Anish Kapoor e Giuseppe Penone, artisti di fama mondiale, è stato chiesto di realizzare opere in grado di interpretare lo spirito del luogo e allo stesso tempo di attrarre l’attenzione del mondo su questo territorio. Carsten Höller ha realizzato, nella valle del Frido, “RB Ride” una gigantesca giostra per 24 persone dal movimento lentissimo, quasi esasperante, posizionata sulla cima di una collina; Anish Kapoor ha realizzato, nella valle del Sinni, “Earth Cinema” un taglio di 45 metri di lunghezza scavato nella terra tramite cui addentrarsi nel paesaggio naturale sentendosi parte di esso. Lungo una fiumara sorge, invece, l’opera di Giuseppe Penone, “Teatro vegetale”, realizzata unicamente con elementi naturali, alberi, cespugli e pietre; al centro, uno specchio d’acqua tra il pubblico e il palco.


All’interno del Parco Naturale Regionale di Montemarcello Magra (Ameglia-La Spezia), trova spazio la ricca collezione di arte ambientale dell’Associazione La Marrana, promossa inizialmente con un duplice obiettivo: attivare sul territorio un maggior interesse per l’Arte Contemporanea e dimostrare di poter dare un nuovo valore aggiunto turistico/culturale al Parco.

“Arte Sella” è una manifestazione internazionale di arte contemporanea che si svolge nei boschi della Val di Sella (comune di Borgo Valsugana, provincia di Trento). “Il progetto artistico vuole essere non solo un’esposizione qualificata di opere d’arte, ma anche e soprattutto un processo creativo: l’opera è seguita giorno per giorno nel suo crescere e l’intervento dell’artista deve esprimere il rapporto con la natura basato sul rispetto, traendo da essa ispirazione e stimolo” leggiamo sul sito artesella.it; alla chiusura della manifestazione le opere, generalmente ottenute con sassi, foglie, rami o tronchi, sono abbandonate al degrado e si inseriscono nel ciclo vitale della natura.



In questo breve exursus, ricordiamo il sentiero “Creator Vesevo” alle pendici del Vesuvio, in cui sono raccolte le opere permanenti di dieci artisti molto apprezzati sulla scena internazionale.


… e l’arte digitale (7 artisti, 7 giorni, 7 video)
Emozione, autenticità, coinvolgimento. Tre parole scritte di getto, senza pensarci, dopo aver visto un paio di video di “Digital Diary #1”. 
Questa volta parliamo di arte digitale, piccoli capolavori realizzati con una videocamera o una macchina fotografica; lo strumento immortala il soggetto (paesaggio o particolare che sia) e l’artista, facendosi trasportare dal vortice di emozioni e sensazioni scatenate dal contesto, fa tutto il resto. Riduttivo definire il Digital Diary un “progetto”, bensì piuttosto un’idea con la “i” maiuscola, un’intuizione da seguire, la materiale realizzazione dell’astratto concetto di “marketing territoriale”. Ogni video, ogni foto, restituisce una diversa sfaccettatura della Basilicata in un intreccio di volti, parole, musica e paesaggi. Digital Diary è anche un riassunto, il riassunto delle migliori strategie di marketing e comunicazione turistica nell’era del 2.0: strizza l’occhio allo storytelling, al turismo esperienziale, all’arte, ai social, al concetto di condivisione. Nessun testimonial con cachet da capogiro, nessuna immagine patinata e photoshoppata, nessun investimento a sei zeri, solo un’idea e il coraggio di osare.
L’idea è di un’imprenditrice appassionata, Mikaela Bandini, nota nel mondo del turismo on-line per progetti d’avanguardia come Viaggi di Architettura e Urban Italy, il coraggio di osare di Gianpiero Perri, Direttore Generale dell’APT Basilicata; stupisce nella nazione di italia.it, un dirigente con la voglia di creare qualcosa di diverso senza la paura di sbagliare in una regione seppur piccola e con risorse minime, disposta ad investire in un format assolutamente innovativo per la comunicazione della Pubblica Amministrazione, lontano anni luce dai prodotti convenzionali e poco originali spesso partoriti in Italia. Insomma, come scrive Roberta Milano sul suo blog “è la prova che anche da noi, in Italia, con la Pubblica Amministrazione è possibile realizzare prodotti intelligenti”.
“Digital Diary”, racconta Mikaela Bandini, “vuole restituire, al potenziale turista o semplicemente a chi si imbatte nel video, il territorio lucano nelle sue reali sfaccettature”. Mikaela partorisce l’idea del web format dopo aver assistito ad un confronto sull’inadeguata comunicazione turistica nel nostro paese tra Roberta Milano, Paolo Iabichino, Andrea Ruggeri e Claudio Velardi (BTO 2010, panel “Il cecchino miope”); segue l’accordo con la Regione Basilicata e la pubblicazione di un bando pubblico per la selezione di video maker, esperti in nuovi media e blogger, finalizzato alla realizzazione di video-racconti sui territori lucani creati in una prospettiva nuova, giovane e poco formale. “Ho partecipato personalmente alle selezioni” afferma Mikaela Bandini, “l’obiettivo era quello di dar vita ad un gruppo completamente eterogeneo, unire ragazzi dai diversi interessi, ambiti di attività, stili di vita. E ci siamo riusciti. Quello che mi ha davvero colpito è il rapporto creatosi tra loro nei sette giorni del tour, il loro modo di vivere quest’avventura, aiutandosi e imparando l’uno dall’altro”.
Digital diary è anche un concorso: ogni artista in base al numero di visualizzazioni ricevute dal proprio video riceve un premio in denaro; iniziativa che, facendo leva sulla “pubblicizzazione” dei sette ragazzi, contribuisce ad ampliare la conoscenza in rete del progetto e del prodotto Basilicata.
Unico canale di promozione il web. “Alla base di tutto c’è la volontà di voler condividere al 100% l’intero materiale prodotto. È un progetto virale, al copyright abbiamo contrapposto il CTRT V, vogliamo che i contenuti si diffondano viralmente in rete. Un contenuto con copyritgh è un contenuto fine a se stesso, limitato. Insomma è necessario scaricare e condividere tutto ciò che che si trova sul sito e in rete” afferma Mikaela.
Il risultato di questo straordinario lavoro è racchiuso nel portale Cantforget.it{aly}, sul canale YouTube “Digital Diary Channel”, sui social dei sette ragazzi, in rete; “il canale Youtube conta più di 300 iscritti e i video caricati, in poco più di un mese, hanno realizzato quasi 70mila visualizzazioni” afferma Mikaela, che invita a leggere i commenti postati sul canale. È lì che si capisce come la sua freccia abbia davvero centrato il bersaglio: tra i vari commenti si fanno spazio quelli dei lucani, di chi la regione la vive 365 giorni l’anno e (forse per la prima volta) la rivive nelle immagini di una campagna di promozione turistica; ed è facile capire come i ragazzi abbiano colto appieno lo spirito dei territori e della gente, restituendo la vera immagine del sud martoriato da anni di rappresentazioni consuete e stereotipate.

“Il Digital Diary è da ritenersi sicuramente un progetto interessante, soprattutto per la formula web e la modalità di promozione. Sono fermamente convinto che l’intuizione degli organizzatori sia stata giusta: promuovere e raccontare una terra non dal punto di vista della terra stessa (ovvero come fino ad oggi si è fatto nei video promozionali turistici), ma dal punto di vista soggettivo e creativo di chi la attraversa” dichiara Luca Acito, uno degli artisti selezionati, video maker e regista.
Digital Diary è la dimostrazione esemplare di come con un piccolo budget si possa realizzare un grande progetto: “l’investimento totale, interamente finanziato dalla Regione Basilicata, si aggira intorno ai 100mila euro (inclusi i premi in denaro per il concorso), un budget minimo in confronto alle spese cui siamo abituati. Can’t Forget It {aly} è la mia risposta a Italia.it. E la prova di quello che può essere realizzato con grandi idee, persone incredibili e molta passione per quello che si fa. E questo, come abbiamo visto, non significa che deve costare una fortuna” sottolinea la Bandini.
Un paio di mesi fa, Alessio Carciofi scriveva “Internet e la Rete non conosce confini geografici e l’intento di Mikaela Bandini è di esportare il format in altre regioni italiane, una sorta di Davide contro Golia, (visti i costi contenuti della realizzazione), ma soprattutto visto “lo stato dell’arte” della comunicazione e del marketing turistico in cui versano la maggior parte delle destinazioni italiane”. A distanza di pochissimo tempo da questo post, Mikaela ha confermato la realizzazione del Digital Diary #2: “ci prepariamo alla seconda edizione; siamo stati, difatti, contattati da diversi soggetti (pubblici) interessati. Ovviamente, faremo tesoro di questa prima esperienza, cercando di migliorare ulteriormente il progetto”.




