Uno sguardo europeo sul futuro del turismo: 6 sfide e 10 azioni da accogliere per rendere il continente europeo più attraente e competitivo. È questo l'input dello “Studio sulla competitività dell'industria europea del turismo” realizzato per conto della Direzione generale Imprese e Industria di Bruxelles.
L'Unione Europea secondo le statistiche è la prima destinazione turistica al mondo: nel 2007 380 milioni di arrivi di turisti, pari al 42% del totale degli arrivi internazionali nel mondo. Degli arrivi internazionali ben il 70% è rappresentato da residenti europei.
Di più: l'Organizzazione mondiale per il turismo delle Nazioni Unite ha previsto un aumento degli arrivi internazionali fino a 717 milioni nel periodo 2007-2020.
In cifre
Il turismo è diventato ormai un settore di assoluta rilevanza per l'economia europea. Il settore alberghiero e dell'organizzazione dei viaggi impiega circa 2,8 milioni di persone, quasi 340 mila società (dati 2006), generando un giro d'affari di circa 290 miliardi di euro.
Il comparto è costituito soprattutto da piccole imprese, considerato che più del 90% delle società impiega meno di 10 persone. Negli ultimi dieci anni la creazione di posti di lavoro dell'industria europea del turismo è stata superiore alla media dell'economia europea nel suo complesso.
Insomma anche i dati, qualora ce ne fosse bisogno, confermano l'evidenza del nesso tra l'economia della conoscenza, il turismo, il mercato dei servizi, l'Europa, la globalizzazione. E per questo conoscere le sfide decisive che bisognerà affrontare diventa fondamentale. La Commissione Europea ci indica quindi 8 grandi tendenze globali, 6 sfide per l'industria turistica e una serie di azioni concrete da portare avanti.
Le tendenze
Globalizzazione, cambiamento demografico, accesso all'informazione, economia dell'esperienza, personalizzazione, sostenibilità, salute e benessere, modelli imprenditoriali a basso costo. Queste le parole che raccontano il presente e dovrebbero definire pure il futuro.
Il loro significato relativo al turismo è presto spiegato. La globalizzazione ha accorciato le distanze rendendo più facile la mobilità dei cittadini: internet e la rivoluzione digitale hanno chiuso il cerchio, offrendo a tutto e a tutti una propria visibilità e riconoscibilità.
Il cambiamento demografico tuttora in atto ha significato un invecchiamento della popolazione di tutte le società occidentali e un aumento delle famiglie composte da due persone: si stima che nel 2020 il 20% degli europei avrà più di 65 anni. Nuovi bisogni quindi per nuovi servizi, soprattutto nel turismo.
Economia dell'esperienza e personalizzazione traducono i cambiamenti dei bisogni degli utenti: acquistano valore le offerte costruite su misura del cliente, si punta sull'unicità dell'esperienza proposta come fattore di qualità dirimente.
Salute e benessere e sostenibilità sono uno dei temi ricorrenti a livello mondiale: maggiore attenzione all'ambiente, sostenibilità nel lungo periodo del business va di pari passo con la domanda di benessere psicofisico e di concetti slow.
Come il caso delle compagnie aeree low cost, accanto ai modelli tradizionali s'impongono su tutti i mercati modelli imprenditoriali/commerciali a basso costo, che riducono i prodotti e i servizi alle loro componenti di base.
Queste tendenze determinano le sfide che l'industria turistica europea dovrà affrontare nei prossimi anni e che necessitano di azioni e decisioni politiche concertate e transnazionali.
Le sfide
Le prime 3 sfide individuate sono: rafforzare l'industria europea del turismo come settore di servizi di qualità elevata, e renderle parte dell'economia della conoscenza, e posizionare meglio l'Unione europea come prima destinazione turistica nel mondo.
Il punto di partenza, la situazione attuale è infatti così riassunta:
• le imprese del settore turistico in gran parte adottano ancora strategie centrate sul prodotto e/o sul prezzo piuttosto che sul consumatore e sul valore aggiunto
• mancanza di personale qualificato, squilibrio tra le professionalità richieste e il sistema formativo
• le infrastrutture turistiche sono relativamente datate e risalgono agli anni sessanta e settanta
• mancanza di un brand europeo forte riconosciuto e univoco.
Le prime tre sfide, le più difficili, si possono riassumere nel concreto con il bisogno di sostenere e migliorare la domanda turistica. Ma come?
Il documento suggerisce quattro azioni possibili che, se adottate, darebbero un contributo notevole.
Creare il marchio Europa, predisponendo un programma di marketing efficace e di lungo periodo. I mercati emergenti possono costituire un'ottima risorsa per promuovere l'Europa e i suoi valori.
Occorre anche migliorare le condizioni di trasporto per i viaggiatori all'interno dell'Europa, attraverso una serie di accorgimenti come i tempi di attesa agli aeroporti, le restrizioni dei visti, l'integrazione tra i vari modi di trasporto, l'accessibilità delle attrazioni principali.
Fondamentale poi il lavoro sul fronte della qualità dei servizi. Si può cominciare dall'uniformare i criteri per la valutazione di standard qualitativicondivisi, fino a ipotizzare l'adozione di standard europei: da un sistema di classificazione alberghiera europeo a carte dei servizi uniche a metodi di customer satisfaction.
Infine mirare a una liberalizzazione del commercio e degli investimenti nei servizi, con una iniziativa mondiale (difficile però di questi tempi) rivolta soprattutto a quei paesi come Russia, Cina o Egitto i cui mercati sono spesso limitati da misure protettive.
Quarta sfida: sviluppare il turismo in modo sostenibile. Significa che benessere sociale, economico ed ecologico devono procedere insieme e che solo un turismo sostenibile riuscirà a mantenere la sua concorrenzialità nel lungo periodo.
Per assicurarsi quindi che lo sviluppo del turismo sia sostenibile occorre mettere in campo subito alcune azioni. In primis agire dal punto di vista fiscale e regolamentare perché le imprese adottino sempre di più comportamenti sostenibili nel tempo. Eliminare le inefficienze dei sistemi di trasporto: il documento per esempio indica la gestione del traffico aereo europeo come un sistema obsoleto, che andrebbe coordinato e integrato di più a livello unico centrale.
Dar vita a un turismo più sostenibile significa anche destagionalizzare i flussi turistici, incentivando programmi e proposte a livello europeo. Per esempio con programmi come Calypso (responsabile la Direzione Generale Imprese e Industria) rivolto ad anziani, giovani e famiglie in condizioni di disagio. Queste esperienze vanno ripensate e rimodulate anche in base alle nuove esigenze della società digitale di massa, per favorire forme innovative di fruizione dei servizi turistici.
Quinta sfida: aumentare il valore creato dalle risorse disponibili. Punto di partenza:
• notevole frammentazione delle imprese europee
• marcata stagionalizzazione dei flussi turistici
Considerato che la maggior parte delle imprese turistiche europee sono di dimensioni medio piccole e che molto spesso manca la consapevolezza della struttura della catena del valore in cui operano, bisogna rafforzare la creazione di reti e la collaborazione tra gli attori coinvolti, sia a livello europeo che locale nell'ambito di destinazioni specifiche.
Lo studio propone anche di creare una piattaforma per l'industria del turismo a livello comunitario (un po' come fu fatto per l'agricoltura prima e per l'ambiente), in modo da rafforzare sostanzialmente il ruolo del turismo nell'economia europea.
Sesta e ultima sfida: assicurare sufficiente credito alle imprese, considerando i problemi comuni di accesso al finanziamento e soprattutto l'eccessiva e diversificata regolamentazione a livello europeo, nazionale, regionale e locale.
Per dare risposte concrete a questa sfida è necessario un intervento della politica europea. Bisogna uniformare il sistema di tassazione sulle imprese turistiche e semplificare il quadro amministrativo/normativo, per permettere una concorrenza efficace nell'industria del turismo.
È anche fattibile in breve tempo incentivare l'uso di alcuni fondi appositi già esistenti a livello europeo, ma soprattutto fissare una priorità turismo per il finanziamento dei programmi europei.
Insomma il turismo arriva in Europa. Pare che molte delle questioni siano comuni ai vari paesi e che, come in altri casi, adottare un punto di vista più generale possa facilitare la condivisione delle problematiche e la ricerca di soluzioni. Del resto, se non ora quando?