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Economia / Imprese e mercato
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Nel turismo è l’offerta che crea la propria domanda.
  Giovedì, 11 Ottobre 2007 - 16:27  
 
di Michele Mele

Calare la realtà italiana in un contesto globale e fornire nuovi spunti di riflessione e di analisi, per fare del turismo un vero volano di sviluppo economico: questo è l’obiettivo che si propone il secondo rapporto Glocus sul turismo in Italia, "Turismo: the next big thing".
 

Il punto di partenza dell’analisi sono i cambiamenti di medio-lungo periodo che si registrano nel settore e che sono destinati a modificare radicalmente gli scenari del turismo futuro: l’irrompere sulla scena mondiale di nuovi attori economici (Cina, India, Russia, Emirati Arabi, Brasile) che cercano di recuperare in pochi anni ritardi storici allineandosi subito ai Paesi più avanzati, l’evoluzione dei gusti dei turisti, l’emergere di potenzialità da sfruttare (turismo crocieristico e congressuale, parchi a tema) e la trasformazione strutturale della domanda nei paesi avanzati sono alcune delle novità che rendono la domanda di turismo un fattore in continuo divenire, al quale l’intero comparto turistico deve essere in grado di fornire adeguate risposte.

Il centro del ragionamento della ricerca ruota intorno al concetto che si vada affermando sempre più un primato dell’offerta, tanto che, estremizzando il concetto si può affermare che nel turismo l’offerta oramai crea la propria domanda. Oggi infatti siamo davanti a un mondo in continuo movimento, sia sul lato della domanda, sia su quello dell’offerta.

Inoltre, di fronte ai grandi mutamenti strutturali del mercato si modificano anche le esigenze del turista e il suo approccio psicologico alla vacanza: il turista moderno è solo in parte legato alla tipologia di località, ed è più interessato ad una vacanza che rifletta le sue caratteristiche personali e culturali, come lo stile di vita, l’appartenenza etnica, l’ambiente sociale.

Nuovi assetti geoeconomici
Si assiste oggi all’avvento sulla scena internazionale di grandi paesi, che prima erano esclusi dagli scenari turistici e che ora ne stanno diventando parti determinanti, sia in termini di incoming che di outgoing.

In particolare la ricerca Glocus fa riferimento a cinque paesi: Brasile, Cina, India, Russia ed Emirati Arabi Uniti, molto dinamici in termini economici e turistici, e tutti in grado di movimentare una grande domanda. Alcuni elementi comuni a questi paesi sono:
• Flussi turistici in aumento, sia in assoluto che in direzione dell’Europa e dell’Italia;
• Interesse sia per l’arte e cultura italiana ma soprattutto per lo shopping e lo stile di vita italiano; • Tendenza a viaggiare in periodi dell’anno differenziati e spesa media giornaliera superiore a quella dei turisti europei (80 euro al giorno contro i 96 degli indiani e i 127 dei russi);
• Lamentele sull’inadeguatezza delle strutture alberghiere e sulla difficoltà di muoversi nel nostro territorio a causa della lingua e della scarsa informazione.

Dal punto di vista della domanda si tratta di società dove prevale una netta divisione ricchi-poveri e non c’è un grosso ceto medio. Questo produce una grande domanda di beni di lusso da che, associata a Paesi con centinaia di milioni di abitanti diventa “lusso di massa”. Altre caratteristiche comuni tra gli Stati emergenti in ambito turistico sono:  
A) Uso quasi esclusivo dell’aereo: l’Italia è abituata ad accogliere un turismo che utilizza molto l’auto, perciò destinazioni non ben collegate con il la rete aerea internazionale rischiano di essere tagliate fuori.
B) Cultura di radice non occidentale: spesso i nostri simboli culturali e religiosi non sono di immediata comprensione. Sarebbe necessario variare, ad esempio, il modo di presentare e comunicare le nostre città d’arte.
C) Spesso i turisti viaggiano in gruppi numerosi necessitano di maggiore assistenza, possibilmente nella loro lingua, e organizzazione dei trasporti.
D) Richiesta di standard internazionali per logistica e trasporti. Si aspettano semplificazioni, pagamenti facili, pochi vincoli regolatori.
E) Preferiscono le grandi strutture sia perché spesso viaggiano in grandi gruppi sia perché vedono nell’albergo un punto di riferimento in cui trovare tutto quello di cui hanno bisogno
F) Hanno una gerarchia di interessi differente da quella a cui siamo abituati: molto shopping, poca cultura, se non attraverso un “sightseeing” dei luoghi più famosi.
L’attenzione nei confronti di questi nuovi turisti è ancora bassa da parte del sistema turistico italiano, che dovrebbe sfruttare il vantaggio del fascino esercitato dall’Italia nei loro confronti.
È necessaria però una nuova strategia competitiva perché attualmente la domanda turistica rivolta verso il nostro paese è quasi esclusivamente europea (90% degli arrivi e per l’80% della spesa), un dato destinato a peggiorare.  
Per non sottrarsi alla competizione internazionale, l’Italia dovrà cercare inevitabilmente di intercettare i nuovi flussi che avranno origine dai mercati emergenti e in via di sviluppo. In questi paesi i tassi di crescita del PIL stimati sono molto più alti di quelli delle economie avanzate e questo fa supporre un grande incremento della loro domanda turistica futura.  
Considerando il turismo outgoing generato dalle diverse regioni del mondo, il mercato europeo rimane il più importante (con il 55,7% delle partenze nel 2005) ma l’Asia è al secondo posto per partenze registrate (19,1%) avendo superato l’America, scesa dal 22,8% del 1990 al 17% del 2005. Cina e Russia sono infatti tra i primi 10 paesi al mondo come spesa turistica (circa 3% del totale).

Al momento l’Italia non sembra in grado di attrarre molti dei flussi provenienti da questi paesi, o almeno non tanti quanti le sue potenzialità le permetterebbero: si va dai 130 mila turisti, provenienti dalla Cina, a circa 400 mila Russi. Sono dati molto bassi se si pensa che solo nel 2006 sono arrivate dalla Germania circa 10,8 milioni di persone, 10,3 milioni dalla Francia, 4,5 dall’Inghilterra e circa 2,9 milioni dagli Stati Uniti.

La difficoltà dell’Italia nell’intercettare i nuovi flussi di domanda internazionale appare ancor più grave se si considera che, secondo un’indagine Doxa del 2006, il 30,6% degli intervistati ha dichiarato di volersi recare in Italia nei prossimi tre anni.
Non a caso il World Economic Forum (Wef), nel rapporto 2007 sul turismo, ha relegato il nostro Paese al 33° posto definendo la nostra competitività «mediocre», in una classifica guidata da Svizzera, Austria e Germania.

Nuovi consumatori, nuove esigenze
Il fenomeno turismo è sempre più collegato ai bisogni e ai desideri del singolo individuo. La comprensione dei motivi che spingono il turista a scegliere una meta anziché un’altra è un elemento chiave per creare un’offerta adeguata.

Una tendenza frequente è oggi una certa infedeltà al proprio segmento astratto di appartenenza: Internet, i voli low cost, la grande varietà strutture ricettive, consentono di viaggiare a molte le categorie sociali e in alcuni casi lo stesso soggetto passa da acquisti di lusso a fruizioni a buon mercato, spinto da motivazioni personali. Si tratta quasi sempre di turisti che dispongono di periodi di vacanza molto brevi che desiderano vivere un’esperienza stimolante anche sostenendo costi elevati pur di evitare inconvenienti e imprevisti.

La nuova domanda turistica non può essere considerata semplicemente aggiuntiva a quella esistente ma è necessario conoscere le abitudini, la cultura, l’alimentazione dei “new comers e presentare un’offerta turistica organizzata e accessibile.

Quattro segmenti di mercato che stanno rivoluzionando il turismo
Proprio da questo punto di vista la ricerca Glocus analizza alcuni segmenti con un potenziale di sviluppo molto alto nel nostro Paese: il city tourism, il turismo crocieristico, i parchi tematici e il turismo congressuale internazionale.

La nuova percezione turistica delle città
Sino a qualche anno fa city tourism e (city-based) cultural tourism venivano generalmente considerati come sinonimi, o almeno come concetti largamente sovrapponibili.

Invece oggi, secondo il Rapporto ETC, solo il 20% dei city tourists hanno come motivazione principale la cultura; ciò che attira realmente la nuova domanda, soprattutto dei giovani, non è “il visitare” ma “il vivere” la città scoprendone anche i lati nascosti, le abitudini locali, i fermenti culturali, i luoghi più frequentati dalla popolazione. Dunque le nostre città devono essere in grado si soddisfare sia le esigenze culturali che la domanda “leisure” di chi vuole soprattutto divertirsi.

Secondo un Rapporto ETC su 67 città europee - divise in metropolis, city e town - in Italia le località capaci di muovere flussi turistici consistenti sono 8: Roma, Milano, Napoli, Firenze, Venezia, Bologna, Pisa e Siena.

Per quanto riguarda le grandi capitali (metropolis), nel 2005 Roma è stata caratterizzata da una disponibilità complessiva di posti letto carente: nella capitale sono presenti oltre 900 alberghi ma con soli 100 posti letto in media (contro i 250 di Londra, e i 150 di Berlino). La ridotta dimensione media alberghiera provoca l’esclusione della città da circuiti di importanti tour operator che faticano a trovare sistemazioni, ad esempio, per tutti i passeggeri di un volo medio.
Inoltre a Roma il 62,5% degli alberghi è di livello qualitativo medio/basso e solo l’8% sono 5 stelle, circa la metà rispetto alle città concorrenti: una dotazione non adeguata per accogliere il “lusso di massa” proveniente dai paesi emergenti. Ma il livello meno elevato delle strutture non è compensato dai prezzi che rimangono tra i più alti a livello europeo (370 euro per una camera in un albergo a 4 stelle inferiore solo ai 395 di Parigi).

Anche nel caso delle city il rapporto ETC evidenzia un notevole ritardo di Milano e Napoli rispetto alle altre destinazioni europee. La bassa capacità ricettiva di Milano ridimensiona il ruolo della città come destinazione di turismo d’affari, con un evidente gap di offerta rispetto soprattutto a Barcellona ma anche a Praga, Stoccolma e Vienna. Ancora peggiore la situazione di Napoli si classifica agli ultimi posti in per quasi tutti gli indicatori: la dotazione relativa di posti letto nel capoluogo campano è  pari a un quarto di Amsterdam, o alla metà di Lisbona e Budapest sia per la carenza di infrastrutture che per il basso livello socio economico.

La situazione invece migliora se si considerano le town: città come Venezia, Firenze, Siena e Pisa occupano le posizioni più elevate grazie al grande livello di offerta culturale rispetto ai competitors.
Per quanto riguarda la domanda turistica Roma è terza tra le metropoli con 11,2 milioni di arrivi, ditero a Londra (26,6 milioni) e Parigi (15,4) ma la crescita degli ultimi anni fa sperare in una riduzione del gap anche perché Roma ha avuto finora un tasso di utilizzazione delle strutture (60%) inferiore a Londra e Parigi (62%).
Tra le city Milano registra una domanda complessiva abbastanza soddisfacente, ma la presenza degli stranieri e i livelli di utilizzazione delle strutture sono largamente inferiori a grandi centri economici europei come Monaco Barcellona o Amsterdam.

Nella categoria town il flusso turistico verso le città italiane è buono ma avrebbe potenzialità superiori se città come Firenze o Bologna riuscissero a promuoversi come centri culturali a tutto tondo. Nel nostro Paese vi sono tre lacune da colmare. La principale è quella logistica: disporre di adeguate infrastrutture di collegamento e di puntualità nei trasferimenti garantisce un aumento della domanda (è il caso di città come Glasgow o Edimburgo). In secondo luogo è necessario proporsi come città dinamiche, di tendenza, capaci di proporre manifestazioni, eventi e occasioni di svago sempre nuove ed evitando un’offerta statica, che scoraggia i repeaters visitors: Roma in questo senso è migliorata molto negli ultimi anni con manifestazioni come la Festa del Cinema, la Notte Bianca o il ricco programma dell’Auditorium. La terza lacuna interessa soprattutto l’offerta ricettiva, che nelle città italiane è spesso sottodimensionata, in termini quantitativi ma soprattutto qualitativi: senza una maggiore attenzione al lusso non è infatti possibile pensare di intercettare  a pieno i nuovi flussi turistici internazionali. Una soluzione possibile sarebbe elevare la categoria delle strutture già esistenti, anche attraverso l’associazione a grandi gruppi internazionali. Ma sarebbe importante anche poter fruire di agevolazioni fiscali ed urbanistiche ed evitare i rigidi vincoli e le notevoli costrizioni dell’attuale legislazione del settore.

La crescita del settore crociere
La crociera è un tipo di turismo nuovo che soddisfa il turista a 360° e negli anni è diventato accessibile ad una fascia più ampia di persone grazie alla riduzione dei costi e ad una gamma di offerta diventa più ampia; inoltre le navi sono più grandi e la durata media della crociera è diminuita. A livello mondiale il numero di croceristi è passato dai 500 mila degli anni ’70 agli odierni 16 milioni che diventeranno 18 nel 2010 quando verranno consegnate altre 40 nuove navi da crociera. Il prodotto è in forte sviluppo in Europa, in particolare nel Mediterraneo che oggi rappresenta l’area con le maggiori potenzialità di sviluppo, perché in grado di diversificare l’offerta. Secondo un rapporto ECC a beneficiare maggiormente di questo successo è l’Italia che supera gli altri paesi sia in termini di numero di navi costruite che di passeggeri imbarcati e in transito; negli ultimi quattro anni il movimento croceristico nei porti italiani è cresciuto in maniera significativa, e in base alle previsioni CEMAR dovrebbe arrivare nel corso del 2007 a raddoppiare quasi il valore registrato all’inizio del 2003. Nelle prime due posizioni della classifica troviamo due porti, Civitavecchia e Venezia, che si contraddistinguono per la netta preponderanza dei flussi di imbarco e sbarco, nonostante entrambi abbiano tutte le caratteristiche per rappresentare anche delle tappe di richiamo. Nel nostro paese cresce anche la domanda (da 273mila nel 2003 a 514 mila nel 2007) e il settore cantieristico si conferma tra i più attivi 13 nuove navi da crociera costruite da Fincantieri nel periodo 2002-2006 e altre 16 in produzione entro il 2011.

La crescita del turismo croceristico  rappresenta un grande vantaggio per le economie dei paesi interessati sia perché perché contribuisce alla destagionalizzazione e allo sviluppo dei flussi turistici nei territori dei porti d’attracco sia perché produce grandi ritorni economici per l’industria cantieristica nazionale.

Il prodotto crociera però richiede, per essere sviluppato, la presenza di porti attrezzati ad accogliere navi sempre più grandi e a garantire standard qualitativi al pari di quelli offerti a bordo della nave. Secondo il rapporto European Cruise Contribution, nel 2005 i croceristi imbarcati su navi da crociera in porti europei hanno speso 100 euro pro capite nel porto di imbarco e altri 50 in ogni scalo (73 negli scali italiani). La stima delle spese effettuate a terra dai croceristi riguarda di solito le voci relative al settore della ristorazione, lo shopping, le escursioni e le visite al patrimonio naturale e artistico della località scalata.

Inoltre non và trascurato il ruolo delle compagnie di crociera. Il maggior numero di imprese produttrici si trova in Europa (44 rispetto alle 35 degli Stati Uniti), tuttavia è proprio negli USA che si produce il maggior numero di navi (154 rispetto alle 99 prodotte in Europa). L’aspetto più interessante relativo alle ultime evoluzioni del settore è la presenza dei primi gruppi croceristici mondiali nei porti del Mediterraneo, indice dell’importanza sempre maggiore dell’area.
Il coordinamento tra le compagnie croceristiche e i porti rappresenta un punto di partenza essenziale sia per le infrastrutture sia per garantire una distribuzione equilibrata degli arrivi. All’incremento del traffico croceristico è corrisposto nel tempo un ampliamento del target della clientela che diventa sempre più trasversale. Secondo i dati di Costa Crociere, la famiglia è uno dei target più consistenti (25% del totale), dietro alle coppie (41%). Il crocerista tipo è un turista che generalmente spende più della media, spesso sceglie di visitare i luoghi di approdo in libertà e soprattutto è un “repeater”, quindi richiede tour diversificati, anche se nella stessa area geografica.

Il turismo croceristico dipende essenzialmente da due elementi rilevanti: la dotazione tecnico – infrastrutturale del territorio e la qualità dei servizi. Per quanto riguarda il primo aspetto sono necessari porti dotati di banchine adeguate alle dimensioni delle navi, terminal passeggeri funzionali, alto livello di sicurezza e una rete di trasporto efficiente. Un porto di transito deve poi garantire una buona accoglienza (info turistiche, assistenza, ecc.) e servizi di trasporto agevoli.

I parchi a tema: creare destinazioni
I parchi tematici sono strutture in grado di generare un enorme impatto sulle economie locali e di attirare flussi in entrata superiori a quelli delle principali destinazioni turistiche internazionali. Per dare un’idea, il parco più grande del mondo (il Disney Magic Kingdom di Orlando, in Florida), ha un pubblico di quasi 17 milioni di visitatori l’anno: più o meno quanto la somma dei turisti stranieri delle prime 6 città americane nel 2005. Gli otto maggiori parchi tematici mondiali appartengono al gruppo Disney e, 4 di essi sono concentrati in Florida.

In Italia secondo una stima Mercury, esistono oltre 150 parchi divertimento, suddivisi in varie tipologie: parchi meccanici; parchi acquatici, faunistici e naturalistici; parchi avventura; parchi archeologici; parchi per bambini; parchi-miniatura; luna-park. Tuttavia, solo Gardaland (3,1 mln di visitatori nel 2006) e Mirabilandia (1,7 mln), possono essere considerati di grandi dimensioni e capaci di generare un impatto economico-turistico significativo anche se non in grado di attirare i flussi turistici dei grandi amusement park europei.

Nell’ottica di un riposizionamento competitivo dell’offerta turistica italiana sarebbe importante considerare l’enorme potenziale dei parchi che hanno una doppia funzione: quando non costituiscono essi stessi la destinazione di un viaggio, possono rappresentare una straordinaria risorsa aggiuntiva in realtà turistiche già mature poiché rendono generalmente necessaria la realizzazione di numerose strutture di supporto (attività ricettive e di ristorazione, negozi, ecc.) con effetti rilevanti sulla dotazione di servizi, sul sistema dei trasporti e - soprattutto - sull’occupazione dell’intero territorio interessato.
Un secondo aspetto da sottolineare è che spesso i parchi di elevato livello costituiscono la principale, se non esclusiva, motivazione di un viaggio, e dunque creano turisti e visibilità anche a territori altrimenti privi di particolare appeal. Si pensi, ad esempio, a Orlando, i cui arrivi turistici stranieri complessivi – è la quinta città più visitata degli USA dai turisti stranieri - sono in larghissima parte legati alla quantità e qualità dei parchi a tema (4 tra i primi 8 al mondo, come visto). Ma si pensi soprattutto a Las Vegas, città con circa 500 mila abitanti costruita dal nulla, in mezzo al deserto, letteralmente fondata sul gioco e sul divertimento: una città che può essere considerata essa stessa come un enorme parco divertimenti.

Anche in Italia strutture di entertainment pensate e localizzate in modo mirato potrebbero rivitalizzare interi territori e fare da volano allo sviluppo delle economie locali, con effetti importanti soprattutto in termini occupazionali.

Ma anche in questo caso, nel nostro paese il problema non sembra essere la domanda - i visitatori totali dei parchi italiani oggi sono infatti quasi 20 milioni – ma l’esistenza di vincoli di carattere burocratico (troppi permessi e vincoli rispetto al resto d’Europa) e normativo ma anche culturale (alcune associazioni ambientaliste, ad esempio, assumono spesso posizione avversa alla realizzazione di parchi).

Tuttavia il problema più grave deriva dalle tradizionali carenze nel sistema logistico e infrastrutturale del Paese, che rendono estremamente difficoltosa una fruizione adeguata dei parchi da parte della potenziale domanda italiana e, soprattutto, straniera.

I grandi congressi internazionali

Tra i vari segmenti che compongono il mercato turistico, quello congressuale presenta caratteristiche peculiari: richiesta di alti standard qualitativi da parte dei turisti, spesa nettamente superiore alla media, elevato ritorno di immagine e di flussi incoming generato da un passaparola positivo e possibilità di rappresentare un elemento di destagionalizzazione dei flussi turistici.

In Italia, in particolare, il turismo congressuale è un elemento di rilievo nell’economia turistica nazionale raccogliendo, secondo i dati dell’Osservatorio Congressuale italiano, il 26% del fatturato turistico complessivo (il 15,7% secondo l’ultimo rapporto Mercuri) Nel 2006 in Italia sono stati ospitati 102.519 eventi per un totale di 19.245.088 congressisti. Il livello di attività tuttavia, seppur di rilievo, è risultato inferiore a quello del 2005; la flessione è contenuta ma in ogni caso il trend negativo desta allarme.

Nonostante i dati positivi il posizionamento internazionale dell’Italia a livello congressuale rimane molto debole; nonostante nell’ultimo anno i congressi internazionali organizzati in Italia siano aumentati (5.634, +2,13% rispetto all’anno precedente), essi rappresentano appena il 5% del totale. Purtroppo le carenze del nostro sistema congressuale limitano la capacità attrattiva. In particolare mancano infrastrutture congressuali moderne e si ha promozione frammentata che rende difficilmente identificabile un prodotto congressuale italiano. Il nostro paese si colloca comunque tra i primi 10 al mondo per numero di congressi internazionali ospitati ma nessuna città italiana compare nella top ten.

Il vero nodo da sciogliere per il segmento congressuale italiano sembra tuttavia legato alla frammentazione del mercato: infatti gli eventi con meno di 50 partecipanti costituiscono una parte sempre più consistente del panorama congressuale, mentre appena 171 eventi degli oltre 5.000 realizzati nel 2006 hanno registrato un numero di partecipanti superiore alle 3.000 unità.
È proprio sui grandi congressi invece, anche con più di 10.000 partecipanti, che si gioca la competizione internazionale e per avere successo un polo congressuale dovrebbe garantire:

- Collegamenti efficienti con i principali nodi di scambio e con le attrazioni turistiche;
- Presenza di un centro convegnistico specificamente dedicato alla realizzazione di eventi di grandi  numeri come il nuovo Colorado Convention Centre di Denver;
- Presenza di strutture ricettive di grandi dimensioni e di elevato livello qualitativo;
- Assistenza totale ai partecipanti, non solo durante il convegno, ma anche nelle ore libere.
Sono tutte condizioni che nessuna struttura convegnistica oggi esistente in Italia è in grado di soddisfare a causa, ancora una volta, delle carenze infrastrutturali del sistema. 

La supremazia dell’offerta
I grandi cambiamenti degli ultimi anni hanno portato, secondo la ricerca Glocus, ad un rivoluzionario passaggio di dalla domanda all’offerta. Se prima entrambe erano molto frammentate (turismo individuale, piccoli alberghi) oggi la domanda, tende a rivolgersi verso la semplificazione, cioè verso le destinazioni in grado di offrire una interconnessione tra logistica (aeroporti, porti) ospitalità (hotel, grandi resort) e entertainment (parchi a tema).
Il primato dell’offerta emerge in questi ambiti:
A) L’offerta crea la propria domanda: esistono numerosi esempi di destinazioni che, pur non avendo tradizioni culturali, hanno successo quasi esclusivamente grazie ad un’impresa economica. Il caso più clamoroso è quello di Las Vegas (35 milioni di turisti, oltre il doppio di Roma). Ma c’è anche Bilbao, che con il Museo Guggenheim e altre opere architettoniche ha creato dal nulla un’offerta culturale o gli esempi di Miami e Sharm ‘el Sheik.
B) L’artificiale compete con il “naturale” e il “tradizionale”. Oggi il turismo dei luoghi naturali e culturali deve competere con “lo straordinario contemporaneo o artificiale” creato dall’architettura moderna, dai parchi tematici dedicati al turismo familiare e dalle destinazioni a tema come Las Vegas. Si delinea cosi l’idea che l’importante non sia tanto l’autenticità, quanto la qualità che si intende raggiungere; ma se questa qualità (dell’organizzazione, dei servizi) manca, la semplice affermazione dell’autenticità non basta.
C) L’esperienza più importante del vedere. Soprattutto nel caso del turismo urbano oggi sono importanti le esperienze da vivere e non tanto i luoghi da vedere. La ricchezza e l’unicità delle grandi città deve essere in grado di rinnovarsi nel tempo attraverso locali nuovi, eventi, manifestazioni che rendano la vacanza sempre originale.
D) Vince la logistica. L’offerta è fortemente legata alla logistica: non si può organizzare spettacoli di grande livello o congressi internazionali se non ci sono strutture adeguate e collegamenti moderni ed efficienti.
E) Vincono gli alberghi. Il punto centrale della nuova strategia dell’offerta sta nell’intreccio logistica/ospitalità/entertainment. Tutto ciò senza alberghi di qualità, di eccellenza, di grande servizio e di elevata organizzazione non è possibile realizzarlo.

Il nuovo modello di business
Chiaramente questi cambiamenti comportano investimenti ingenti, ma necessari per non rimanere ai margini dei nuovi flussi turistici mondiali. Il ricorso alla finanza, la struttura dei rendimenti differenziati, la varietà dei soggetti coinvolti dimostra che sono in corso mutamenti profondi:
A) Emerge la figura del developer: se il tipo di offerta che si propone è complessa, si rende necessaria la presenza del developer: del soggetto che pensa non solo la singola struttura, ma ad un’intera destinazione e si occupa anche della parte logistica e dei servizi connessi all’ospitalità. La scommessa è tutta nello sviluppo del territorio e non nella singola realizzazione.
B) Cambia la “piramide” dei rendimenti rispetto al tempo: si vanno delineando tre livelli di investimento turistico: uno di lungo periodo, che arriva dal developer, quello di medio periodo che arriva dal real estate e quello che deriva dalle gestioni, che rimane con la cadenza annuale. Il buon successo di una iniziativa di investimento nasce dalla compresenza di rendimenti positivi su tutti e tre questi livelli.
C) Cambia il “modello di business”: Non si parte più dal valore della località ma dallo studio dei flussi turistici attraverso il quale si colgono i bisogni essenziali e si individuano le destinazioni adeguate. Poi, attraverso il marketing e la promozione si crea il mercato relativo.

Conclusioni
Se il mondo del turismo cambia non l’Italia non può stare a guardare: il nostro paese continua ad avere una capacità di attrazione fortissima ma è necessario una strategia complessiva di miglioramento del nostro sistema di offerta che parta dalla logistica e dalla presenza di grandi infrastrutture in grado di accogliere il turismo di massa proveniente dai paesi emergenti.
È inoltre fondamentale dotarsi di standard di qualità nazionali sia a livello di strutture ricettive che nei trasporti ed organizzarsi per mantenerli in modo continuo. 
Infine un fattore chiave può essere la specializzazione di alcune destinazioni verso i nuovi flussi turistici cercando di garantire un servizio di alto livello ad un numero più elevato di persone.




Fonte: Rapporto Glocus 2007 - "Turismo: the next big thing"
 


 


 

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